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Riprendi il controllo

Il dolore

La parola dolore viene dal latino dolor, termine derivato dal verbo doleo, che significa sentire dolore”.

L’anno 2020 sarà ricordato da chi si occupa di terapia del dolore come un anno importante. Infatti, la IASP (Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore) dopo più di 40 anni, ha revisionato e pubblicato una nuova definizione di dolore:

“Il dolore è una spiacevole esperienza sensoriale ed emozionale associata a, o che somiglia a quella associata a, un danno tissutale attuale o potenziale”.

Per la prima volta la definizione è stata accompagnata da alcune note che sottolineano importanti aspetti:

La “soggettività della percezione del dolore”: la sensazione che proviamo è la risultante anche di cause non strettamente biologiche come esperienze di vita, fattori psicologici e sociali;

L’aspetto “adattivo”: il dolore, benché spiacevole, ha una funzione biologica importantissima, perché ci avverte di un pericolo per l’organismo.

Il dolore è la risultante di una molteplicità di meccanismi fisiologici che vengono innescati a seguito di un’aggressione o di un danno all’integrità fisica. Dal sito del danno, lo stimolo viene trasportato tramite i nervi del sistema nervoso periferico al sistema nervoso centrale, dove lo stimolo viene percepito, riconosciuto, localizzato ed elaborato.

Dal sistema nervoso centrale parte una risposta di “modulazione del dolore” tramite la quale l'organismo decide se:

Rinforzare

il segnale doloroso per mantenere uno stato di allerta nei confronti dello stimolo che lo ha causato.

Operare

un controllo inibitorio, che interrompa la sensazione di dolore, se reputa che ci siano le condizioni per spegnere il circuito che lo alimenta.

Quando il dolore è intenso o persistente

o quando viene meno la capacità dell’organismo di governare fisiologicamente il dolore, si assiste al fenomeno della sensibilizzazione: si instaura cioè un circolo vizioso, che autoalimenta il processo di formazione del dolore, portando allo sviluppo del “dolore cronico”. In questa situazione la sensazione di sofferenza non viene più intesa come un sintomo di una patologia specifica, ma diventa essa stessa la malattia.

In Italia, un cittadino su quattro soffre di dolore cronico

con una durata media di 7 anni. Si manifesta in prevalenza come mal di schiena, cefalea, emicrania, ecc. Solo nella metà dei casi le persone che ne sono affette si rivolgono a un medico, più spesso a quello di famiglia, meno frequentemente al terapista del dolore. Meno della metà di chi è colpita da dolore cronico segue una terapia specifica e un malato su tre attende lunghi periodi, mesi o anni, prima di rivolgersi a un medico. Il dolore viene sopportato o sottovalutato dal paziente in quasi un terzo dei casi (29%) oppure curato con antidolorifici non specifici (23%).

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