Silicio: una nuova opportunità per la salute

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1. Cos'è il silicio?

Il silicio è un elemento chimico della tavola periodica, è il secondo elemento per abbondanza nella crosta terrestre dopo l’ossigeno ed è il costituente più importante del mondo inorganico.

È importante distinguere la forma inorganica da quella organica, la prima forma infatti è presente in natura, mentre la seconda si trova nell’organismo umano e può essere integrata. Ha importanti proprietà fisiche, ad esempio è un semiconduttore, e per tale motivo viene utilizzato in varie applicazioni tecniche e scientifiche.

Proprio questa caratteristica, in associazione con la sua complessità strutturale, ha sempre attratto molti i ricercatori. Il silicio può presentarsi sotto diverse forme chimiche, ma quella che sembra giocare un ruolo cruciale negli organismi viventi è l’Acido Ortosilicico (OSA).

2. Il silicio nell'uomo ed i suoi benefici

Il silicio apporta numerosi benefici sia negli alimenti che nelle piante, questi infatti assorbono tale molecola, in grosse quantità, dal suolo. 

Tale molecola sembra rivestire un ruolo importante anche nell’essere umano, dove interviene in diversi processi fisiologici che lo vedono coinvolto su più fronti, ad esempio nella salute delle ossa e della pelle, nel rafforzare le unghie ed i capelli ma anche il sistema immunitario.

Il silicio è presente all’interno del nostro organismo fin dalla nascita, purtroppo le sue concentrazioni diminuiscono con l’aumentare dell’età e tale condizione lo correlerebbe direttamente ai processi di invecchiamento. Una modalità per poter introdurre questa molecola è rappresentata dall’alimentazione, tuttavia spesso sorge il problema della sua bassa capacità ad essere assorbito.

3. Silicio: alimentazione ed integrazione

Gli alimenti rappresentano una naturale sorgente di silicio, questo si trova in cibi come la barbabietola, l’avena, l’orzo, la soia, i cereali integrali, la borragine e l’ortica. Il consumo di silicio varia molto a seconda dell’etnia di appartenenza, infatti è stato osservato che europei e nord americani assumono mediante l’alimentazione molto meno silicio se paragonati ad indiani e cinesi. Ciò è dovuto alla diversa alimentazione di questi popoli, i secondi infatti assumono quotidianamente molti più frutta e verdura.

Nel 2004 l’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha stabilito, dati i risultati ottenuti dalle ricerche scientifiche, che il livello di assunzione del silicio può variare tra i 20 ed i 50 milligrammi al giorno ed è stato stabilito che il livello massimo di sicurezza è rappresentato dai 700 milligrammi al giorno per gli adulti. Tali quantità non causano effetti indesiderati.

Come detto pocanzi un grosso problema del silicio presente negli alimenti è rappresentato dalla sua bassa capacità di essere assorbito. Per far fronte a tale situazione una soluzione è rappresentata dall’assunzione di integratori a base di silicio. In realtà anche nel mondo della nutraceutica sorge il problema della capacità di assorbimento di questo importantissimo elemento, in quanto ad alte concentrazioni le singole particelle di silicio, chiamate monomeri, tendono ad aggregarsi formando delle strutture chiamate polimeri che non vengono facilmente assorbite, motivo per cui in realtà eliminiamo gran parte del silicio introdotto.

Una soluzione per ovviare a questo particolare problema di assorbimento si è trovata cercando di stabilizzare i singoli monomeri di silicio, legandolo con delle molecole di vanillina, in modo tale da renderlo più disponibile all’assorbimento.

È stato creato e brevettato in tal modo il silicio bioattivato, una particolare forma di silicio complessata con la vanillina, che ha lo scopo di aggirare la difficoltà di assorbimento a cui si va in contro quando si è in presenza di alte concentrazioni di silicio.


L’importanza dell’integrazione del silicio è rappresentata dalle diverse aree terapeutiche in cui tali nutraceutici posso essere utilizzati.

4. Benefici del silicio

Il silicio stimola la sintesi del collagene, dell’elastina e di altre molecole associate alla produzione di matrice extracellulare, risulta quindi cruciale per il benessere ed il ripristino delle normali condizioni dei tessuti connettivi (cartilagine, tendini, legamenti) e della pelle e delle ossa. Di seguito è riportato un piccolo approfondimento in merito al ruolo del silicio nelle ossa e nella pelle.

  • Ossa
    Esistono diversi studi in letteratura che attestano il coinvolgimento del silicio nel fisiologico mantenimento del metabolismo osseo. Studi in vivo ed in vitro riportano come il consumo di silicio mediante la dieta e/o l’integrazione abbia effetti benefici per la salute delle ossa, giocando un ruolo importante nell’omeostasi e nella rigenerazione ossea e rappresentando in tal modo un elemento cruciale per il trattamento e la prevenzione delle patologie ossee come ad esempio l’osteoporosi. La caratteristica fondamentale del silicio è rappresentata dal suo coinvolgimento in tutte le fasi del rimodellamento osseo (formazione, mineralizzazione e riassorbimento).
  • Pelle
    Il silicio si è rivelato un elemento essenziale per la salute della pelle, dei capelli e delle unghie. Anche in questo caso esiste un’ampia letteratura a supporto di tale ruolo. La capacità del silicio di stimolare la produzione di collagene ed elastina fa sì che quest’ultimo abbia un ruolo importante nel mantenere intatta l’elasticità dei tessuti.
    Questo elemento è in grado di attraversare i tessuti ed arrivare in profondità, dove stimola i fibroblasti ed in tal modo esplica la caratteristica proprietà restitutiva sulle fibre del derma.
    Non solo, il silicio è noto per avere anche proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e cicatrizzanti e tutto ciò a livello pratico determina un suo coinvolgimento nel facilitare le cicatrizzazioni in caso di ferite o ancora un ruolo nel ridurre l’infiammazione che si scatena in caso di punture da insetti o da eritemi solari.

5. Bibliografia

• Jurkic L.M., Capanec I., Pavelic S.K., Pavelic K. Biological and therapeutic effects of ortho-silicic acid and some ortho-silicic acid-releasing compounds: New perspectives for therapy. Nutr Metabolism 2013; 10:2

• Ravin Jugdaohsingh, Simon HC Anderson, Katherine L Tucker, Hazel Elliott, Douglas P Kiel, Richard PH Thompson, and Jonathan J Powell. Dietary silicon intake and absorption Am J Clin Nutr 2002; 75:887–93

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• Anna Sadowska and Franciszek Swiderski Sourses, bioavailability, and safety of silicon derived from foods and other sources added for nutritional purposes in food supplements and functional foods. Appl. Sci, 2020, 10, 6255

• Rondanelli M, Faliva MA, Peroni G, Gasparri C, Perna S, Riva A, Petrangolini G, Tartara A. Silicon: A neglected micronutrient essential for bone health. Exp Biol Med (Maywood). 2021 Jul;246(13):1500-1511.

• A B G Lansdown , A Williams A prospective analysis of the role of silicon in wound care J Wound Care 2007 Oct;16(9): 404-7.

Osteoporosi: cos’è, quali sono le cause e come prevenirla

1. Cos'è l'osteoporosi? ​

Osteoporosi” significa letteralmente “osso poroso” e fa riferimento all’aspetto poroso che assume il tessuto osseo quando è colpito da tale patologia. L’osteoporosi è, infatti, definita dalla Word Health Organization come un disordine sistemico dell’apparato scheletrico, dovuto ad una bassa densità minerale e al deterioramento della micro – architettura del tessuto osseo, che determina nel tempo aumento della fragilità ossea ed è prevalentemente legata all’invecchiamento.

Tale condizione, può causare, nel tempo un indebolimento delle ossa che diventano più fragili, con conseguente aumento, dunque, del rischio di frattura ossea soprattutto in sedi quali vertebre, femore, polso, omero, caviglia che segue a traumi anche minimi.

2. Epidemiologia​

In tutto il mondo 200 milioni di persone soffrono di osteoporosi. Secondo l’ultima indagine ISTAT in Italia, solo il 4,7% della popolazione totale e il 17,5% delle persone con oltre sessantacinque anni dichiara di avere questa malattia. Il risultato è simile a quello emerso dal più recente studio epidemiologico multicentrico nazionale, ESOPO, secondo cui il 23% delle donne di oltre 40 anni e il 14% degli uomini con più di 60 anni ha l’osteoporosi.

Spesso le persone non sanno di soffrire di osteoporosi in quanto tale patologia non dà segnali della sua comparsa e viene spesso diagnosticata solo a seguito di una frattura che può avvenire a seguito di una caduta anche banale. L’osteoporosi colpisce in maggioranza il genere femminile, ma è una patologia che riguarda entrambi i sessi. Le donne ne sono più soggette rispetto agli uomini (si stima in un rapporto di 4 a 1) poiché l’abbassamento dei livelli ormonali estrogenici collegato alla menopausa, è uno dei fattori di rischio maggiori per l’osteoporosi, essendo responsabile dell’accelerazione della mineralizzazione ossea.

Durante l’infanzia, le ossa crescono e si riparano molto velocemente, dai 35 anni di età in poi questo processo è molto rallentato, soprattutto nelle donne in menopausa. L’uomo è meno predisposto alla malattia per la sua struttura scheletrica più forte ma anche perché l’andropausa subentra intorno ai 70 anni. Alcuni pazienti sviluppano l’osteoporosi già a 30-40 anni a seguito di stili di vita errati o ad altre malattie associate.

3. Cause e fattori di rischio

Dal momento che la condizione di osteoporosi è causata da una alterazione del rimodellamento osseo, il quale è regolato a sua volta da ormoni, farmaci, attività fisica, patologie, le cause e i fattori di rischio che possono condurre ad uno squilibrio tra distruzione e deposizione di tessuto osseo sono vari.

Oltre alla carenza di estrogeni, tipica delle donne in menopausa, o di testosterone per gli uomini dopo i 70 anni, esistono altri fattori di rischio che possono portare all’osteoporosi:

  • Malattie infiammatorie: artrite reumatoide, la malattia di Crohn e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)
  • Patologie endocrine: colpiscono le ghiandole che producono ormoni, come ad esempio una iperattività della ghiandola tiroide (ipertiroidismo) o di quella paratiroidea (iperparatiroidismo): alterazioni ormonali incidono sul processo di rimodellamento osseo , promuovendo una maggior riassorbimento a scapito di deposizione di nuovo tessuto
  • Familiarità con osteoporosi
  • Assunzione prolungata di farmaci steroidei assunti per via orale, in caso di patologie come l’artrite e l’asma, che influenzano i livelli ormonali e di densità ossea
  • Patologie legate al malassorbimento intestinale (celiachia, morbo di Crohn)
  • Carenza di calcio e vitamine o malassorbimento delle stesse: tra queste in particolare la vitamina D, necessaria per consentire l’assorbimento intestinale del calcio, e la cui carenza deriva soprattutto da un’insufficiente esposizione solare
  • Uso eccessivo di alcol e fumo
  • Disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia) legati a condizioni di sovrappeso o sottopeso
  • Sedentarietà prolungata o mancanza di attività fisica regolare

4. Sintomi: come riconoscere l'osteoporosi

Questo tipo di patologia è silente in quanto nelle prime fasi, non presenta alcun tipo di sintomo. Progressivamente, possono comparire manifestazione quali:

  •  Postura incurvata
  • Statura più bassa: dovuta ad uno schiacciamento alcune vertebre
  •  Fratture da “fragilità ossea” a cui si associa dolore acuto: sono una manifestazione improvvisa di osteoporosi ma già in fase avanzata che coinvolge prevalentemente sedi corporee quali il femore, il polso, l’omero, l’anca

Per evitare che si manifesti quest’ultima condizione, è bene analizzare insieme al proprio medico i fattori di rischio associati a questa patologia e mettere in atto alcune strategie di prevenzione.

5. Patogenesi: perchè si va incontro all'osteoporosi

Da un punto di vista fisiopatologico la comparsa di questa patologia è legata ad una alterazione del processo di “rimodellamento osseo”, processo metabolico di rinnovamento del tessuto osseo che avviene fisiologicamente secondo una sequenza temporale stabilita: inizialmente gli osteoclasti, cellule del tessuto osseo deputate all’eliminazione di piccole zone di osso (riassorbimento), erodono il tessuto formando piccole cavità e liberando nel sangue calcio e altri minerali; successivamente gli osteoblasti, depongono nuovo tessuto (deposizione) riempiendo così le cavità createsi.

In un osso sano, le due fasi di riassorbimento e deposizione, di durata di 90 giorni ciascuno, si alternano ciclicamente e alla fine di ogni ciclo la quantità di osso riassorbito e quella di osso neodeposto sono in equilibrio. Se alla fine di una serie di cicli, si verifica che la quantità di osso riassorbito sia superiore alla quantità di osso formato, si va incontro ad una situazione di osteopenia (“povertà ossea”).

La vera e propria condizione di osteoporosi si instaura quando la quantità di minerali depositata nel tessuto osseo, cala oltre una certa soglia ma oltre alla riduzione della quantità di minerali presente nell’osso (densità minerale ossea), si verifica una alterazione della struttura microscopica dell’osso: l’osso, infatti , è costituito strutturalmente da cavità trabecolari , unite cioè da strutture chiamate “trabecole”, tali strutture rappresentano una struttura compatta grazie ai depositi di minerali. In un osso osteoporotico, vi è la presenza di un numero molto inferiore di trabecole e che risultano essere anche più sottili con cavità minori in numero ma molto più ampie e legate da una minore quantità di sali minerali.

La conseguenza ultima è che l’osso risulta indebolito da un punto di vista strutturale, meno compatto e più poroso quindi più fragile e più soggetto a fratturarsi.

6. Come prevenire l'osteoporosi​

Una strategia di prevenzione dell’osteoporosi è quanto mai auspicabile in quanto, trattandosi di una patologia progressiva e degenerativa, non esistono terapie in grado di risolvere completamente il problema ma solo di rallentarne la progressione. La prevenzione è tanto più efficace quanto più viene attuata fin da quando si è giovani.

Lo scheletro si sviluppa molto velocemente dall’infanzia all’adolescenza e raggiunge i livelli ottimali di densità minerale intorno ai 25 anni di età. Per questo motivo, fare prevenzione a partire da queste prime fasi di vita quando il tessuto osseo viene costruito, significa raggiungere una massa ossea adeguata e quindi ridurre il rischio di sviluppare l’osteoporosi in età adulta.

Benché, la riduzione di densità ossea e l’alterazione della micro-architettura dell’osso siano spesso condizioni indotte anche da fattori non modificabili, vi sono diverse strategie per intervenire sui fattori modificabili che ne sono la causa:

  • Fare attività fisica regolare evitando un’inattività prolungata: l’esercizio fisico, infatti, stimola l’intero metabolismo corporeo compreso quello dell’osso che quindi diventa più robusto. Preferire attività semplici come camminare o salire le scale o come la ginnastica e la danza, attività durante le quali si fa lavorare il corpo contrastando la forza di gravità.
  • Mantenere un corretto peso forma: una eccessiva magrezza implica un carico inadeguato sullo scheletro che con il passare del tempo può indebolirsi, così come una condizione di sovrappeso oltre ad essere correlata a sedentarietà, può causare una diminuzione dei livelli di vitamina D che viene inglobata nel tessuto adiposo quindi non più disponibile. Inoltre, il sovrappeso è fattore di rischio per numerose patologie quali il diabete, e patologie cardiovascolari, che predispongono esse stesse all’osteoporosi 
  • Evitare il fumo e consumo eccessivo di alcool: l’alcool, se assunto in elevate quantità, così come il fumo di tabacco, inibiscono l’attività degli osteoblasti in favore dell’attività degli osteoclasti causando disequilibrio nel metabolismo osseo, inoltre riducono la produzione di ormoni quali estrogeni e testosterone, che inducono la produzione dell’osso. L’alcool, inoltre, inibisce l’assorbimento del calcio a livello intestinale
  • Preferire un’alimentazione equilibrata che assicuri un adeguato apporto di calcio e vitamina D: La maggior parte del calcio all’interno del nostro organismo si trova nello scheletro ed è importante per avere ossa sane. Il fabbisogno medio quotidiano di calcio, Secondo la Società Italiana di Nutrizione Umana, varia in base all’età e deve essere maggiore nei ragazzi, nelle donne in gravidanza e durante l’allattamento e in post-menopausa. La vitamina D è essenziale per permettere l’assorbimento del calcio e per la mineralizzazione dell’osso. Una carenza di tale vitamina, dovuta spesso a una non esposizione solare, infatti, può compromettere la deposizione di calcio nel tessuto osseo e favorire l’insorgenza di osteoporosi.

La fragilità ossea

Fragilità ossea

1. Cos’è la fragilità ossea?

Con il termine fragilità ossea si fa riferimento alla maggiore predisposizione dell’osso a rompersi.

Si definisce frattura da fragilità, infatti, quella che avviene spontaneamente, senza una causa evidente (esempio un trauma importante) alla cui base c’è invece la ridotta resistenza dello scheletro.

Le cause dell’aumentata fragilità scheletrica sono attribuibili a fattori diversi che in parte non sono modificabili, ad esempio l’invecchiamento o a fattori genetici (esempio osteogenesi imperfetta) ed in parte sono correggibili, esempio abitudini e comportamenti scorretti  .

Da un punto di vista fisiopatologico, la fragilità ossea è  collegata ad una progressiva diminuzione della quantità e/o della qualità del tessuto osseo che diventa così più sottile e poroso (osteoporosi), situazione asintomatica fino al manifestarsi di una frattura da fragilità. Oggi è sempre più diffusa in quanto strettamente legata all’invecchiamento della popolazione.

Quando una persona viene colpita da una prima frattura da fragilità ha un rischio cinque volte maggiore di subire una seconda frattura entro i successivi 2 anni. La frattura da fragilità è causata dalla rottura di un osso fragile del nostro scheletro e si differenzia da quella da trauma perché non è causata da un evento tale da giustificare una simile lesione. A rompersi infatti non è un osso sano ma sono segmenti indeboliti, di frequente a seguito di un processo osteoporotico, ma non solo. Si tratta di una frattura risultante da forze meccaniche che normalmente non potrebbero a causare una simile lesione. Tali lesioni, si verificano in modo spontaneo, a causa di piccoli traumi o perfino del solo peso corporeo. Può dunque avvenire ad esempio per una caduta dalla posizione eretta o da una sedia o al sollevamento di un peso banale, oppure addirittura a causa del carico del peso corporeo sullo scheletro.

Colpisce più di frequente vertebre, collo del femore, avambraccio/epifisi distale del radio (polso), testa dell’omero e bacino.

Alcuni dei sintomi delle fratture da fragilità sono proprio il dolore e l’affaticamento ed è per questo motivo che la fragilità ossea rappresenta un grave ostacolo all’invecchiamento in buona salute, che può compromettere la qualità di vita dei 4 milioni di persone che convivono con l’osteoporosi in Italia.

2. Epidemiologia

Almeno una donna su 3 e un uomo su 5 sopra i 50 anni, svilupperà nel corso della vita, una frattura da fragilità.

Le fratture da fragilità rappresentano un problema emergente di salute pubblica, soprattutto a causa dell’incremento della longevità della popolazione: l’età avanzata è infatti correlata a maggiore rischio.

Si stima che la fragilità ossea provochi nel mondo 8,9 milioni di fratture negli uomini e nelle donne all’anno. Questo vuol dire che ogni 3 secondi si verifica una frattura da fragilità anche a seguito di lievi sollecitazioni. Anche in Italia la fragilità ossea sta diventando una vera e propria emergenza se si pensa che 4 milioni di italiani con età superiore ai 50 anni sono colpiti da osteoporosi (3,2 milioni le donne un evento 0,8 milioni gli uomini) gran parte dei quali hanno già subito un evento fratturativo. Spesso la percezione del pericolo è inadeguata: va sottolineato che, dal punto di vista epidemiologico, in Europa la probabilità di incorrere in una frattura da fragilità nel corso della vita (es. frattura dell’anca) è 10-23% nelle donne e 6-14% negli uomini.

Il rischio di subire una frattura da fragilità nelle donne italiane, con età superiore ai 50 anni, è del 34% rispetto al 31% della media europea, negli uomini del 16% rispetto al 14% della media europea. Inoltre, il 75% delle donne non ricevono il trattamento farmacologico, a seguito di una frattura da fragilità. Questi numeri, così come l’incidenza delle fratture da fragilità, sono destinati a crescere entro il 2030, quando la popolazione italiana conterà il maggior numero di anziani, con pesanti conseguenze anche sul Sistema sanitario nazionale.

Ad oggi, le fratture da fragilità generano costi sanitari per 9,4 miliardi di euro, con un aumento stimato del +26,2% nei prossimi 10 anni. (Report IOF)

3. Cause e fattori di rischio

La frattura di fragilità spesso, ma non sempre, coincide con la condizione di osteoporosi.

Sono colpite da fratture di fragilità anche persone senza tale patologia, questo perché l’osso può essere vicino alla normalità dal punto di vista della densità minerale ma compromesso dal punto di vista qualitativo. Tuttavia l’osteoporosi rimane tra i principali fattori di rischio per le fratture da fragilità ossea.

L’osteoporosi è definita dalla World Health Organization come un disordine scheletrico sistemico, caratterizzato da compromissione della resistenza ossea che predispone a un aumento di fragilità scheletrica e quindi a rischio di frattura. Si tratta di un’alterazione della quantità e della qualità del tessuto osseo. È una condizione dell’osso che può avere origini genetiche o comparire nel corso della nostra vita a causa di vari fattori.

Un primo segnale è la riduzione della densità minerale ossea, che è in grado di predire il rischio di frattura. Le donne sono più soggette rispetto agli uomini in quanto questa condizione è correlata alla diminuzione degli estrogeni a seguito dell’arrivo della menopausa che accelera la perdita dell’osso ma è una patologia che riguarda entrambi i sessi. L’uomo è meno predisposto alla malattia in quanto la sua struttura scheletrica è piu’ forte, inoltre l’andropausa è piu’ tardiva arrivando intorno ai 70 anni. Nelle donne tra i 50 e gli 80 anni, in seguito alla prima frattura da fragilità il rischio di subire una successiva frattura entro il primo anno è cinque volte superiore rispetto alle donne che non hanno subito alcuna frattura (report IOS). Tale rischio è più alto nei primi 2 anni successivi a una frattura iniziale, in cui esiste il rischio imminente di un’altra frattura nello stesso sito o in altri siti.

Fattori di rischio piu’ comuni per le fratture da fragilità, oltre all’osteoporosi, sono:

  • età avanzata: piu’ di 50 anni per l’uomo
  • sesso femminile: periodo post-menopausa
  • Bassa densità minerale ossea
  • precedenti fratture da fragilità
  • familiarità per osteoporosi e per la frattura dell’anca
  • ridotto introito alimentare di calcio
  • elevato introito alimentare di sodio e/o caffeina
  • abuso di alcool
  • tabagismo
  • ridotta attività fisica e immobilità prolungata
  • sovrappeso o sottopeso
  • Carenze nutrizionali di vitamine (ad esempio vitamina D), proteine, minerali
  • Assunzione per lunghi periodi di farmaci quali i corticosteroidi, anti-estrogeni, antiandrogenici
  • malattie associate

4. Patogenesi: perché le ossa diventano fragili

In condizioni fisiologiche normali, il tessuto osseo usurato viene rimosso da cellule del tessuto osseo chiamate osteoclasti che erodono la matrice liberando i minerali in essa contenuti e viene sostituito dall’azione di cellule che prendono il nome di osteoblasti che, al contrario depongono nuova matrice, attraverso un processo che prende il nome di rimodellamento osseo. L’equilibrio tra rimozione e formazione di nuovo tessuto mantiene l’apparato scheletrico leggero, elastico e resistente. Nel corso degli anni, questo equilibrio tende a sbilanciarsi a favore di una maggiore maggiore attività di erosione perché le sostanze coinvolte in questo processo come le vitamine D e K e la capacità di utilizzare il calcio e altri minerali diminuiscono. Con gli anni, e a causa di un mancato stile di vita sano e in assenza di un esercizio fisico regolare, anche i muscoli tendono ad indebolirsi , in questo modo viene meno la stimolazione positiva sulle ossa e sulle articolazioni.

La fragilità ossea, quindi,  è determinata:

  • dalla perdita di spessore dell’osso corticale: per le donne del 10% entro 5 anni dalla menopausa e inseguito dell’1% all’anno, nell’uomo una lenta e costante diminuzione dello 0,2% all’anno
  • dall’ aumento della porosità dell’osso trabecolare: del 25% entro 5 anni dalla menopausa e in seguito dell’1% all’anno nella donna, una costante diminuzione dell’1% all’anno nell’uomo.

5. Come prevenire la fragilità ossea?

Prevenire la fragilità ossea è possibile (IOF). Per farlo è necessario che la prevenzione delle fratture da fragilità avvenga su due fronti:

  • Intercettando la condizione che predispone al rischio di fragilità ossea come l’osteoporosi: trattandosi di una condizione silente, di cui non si percepiscono sintomi o segnali finché non si verifica una frattura, è necessario prevenirla o ritardarne l’insorgenza
  • Prevenendo le fratture da fragilità una volta che l’osteoporosi è stata diagnosticata in soggetti con o senza fratture preesistenti

La prevenzione, in generale, si basa sulla modificazione dei fattori di rischio:

  • Alimentazione equilibrata: dieta ricca di calcio e vitamine, tra queste in particolare la vitamina D, è importante perché garantisce l’efficiente assorbimento intestinale del calcio da fonti alimentari e la cui carenza deriva soprattutto da un’insufficiente esposizione solare. Il fabbisogno giornaliero di calcio e vitamina dovrebbe essere 1000 mg al giorno tra 25-50 anni, 1000 mg al giorno in donne in postmenopausa in terapia ormonale sostitutiva o in uomini di età compresa tra i 50 e i 65 anni, 1200mg al giorno in donne in postmenopausa non in terapia ormonale sostitutiva e in uomini di età superiore a 65 anni. Tra gli alimenti che contengono questo nutriente ci sono: pesce, come il merluzzo, pesce grasso come il salmone selvatico, sardine e tonno, olio di fegato di alcuni pesci (es. merluzzo), tuorlo d’uovo, latticini.
  • Fare regolarmente attività fisica: allenarsi con costanza favorisce non solo il rinforzo delle ossa e dello scheletro, ma è essenziale per tonificare e sviluppare i muscoli e a mantenere un peso corretto.
  • Correggere fattori di rischio modificabili: fumo di sigaretta, abuso di alcool
  • Prestare massima attenzione ad evitare le cadute

Bibliografia

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  • World Health Organization. WHO Report on Ageing and Health: Background Paper on Musculoskeletal Health and the Impact of Musculoskeletal Disorders in the Elderly. Available at: http://bjdonline.org/wp-content/uploads/2016/08/MSK-Health-and-Ageing_Report-prepared-for-the-WHO-World-Report-on-Ageing-and-Health-10-July-2015.pdf
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  • Hernlund E, Svedbom A, Ivergard M, et al. Osteoporosis in the European Union: medical management, epidemiologyand economic burden. A report prepared in collaboration with the International Osteoporosis Foundation (IOF)and the European Federation of Pharmaceutical Industry Associations (EFPIA). Arch Osteoporos. 2013;8:136.
  • Come si cura l’osteoporosi? https://www.siommms.it/come-si-cura-losteoporosi/
  • International Osteoporosis Foundation. Stop at One: Make Your First Break Your Last. Available at: http://share.iofbonehealth. org/ WOD/2012/patient_brochure/WOD12-patient_brochure.pdf. Accessed August 24, 2017a